Fuori campo

Fuori campo
concerto per voci, corpi e marionette 

testo e regia di Gigi Borruso
con Gigi Borruso, Ludovico Caldarera, Serena Rispoli
scena e costumi Elisabetta Giacone
disegno luci Giuseppe Calabrò
Una Produzione Transit Teatro - in coproduzione con Festival Visioni-Valdichiana/Arezzo





Ho forse dormito mentre gli altri soffrivano?
Sto forse dormendo in questo momento?
Domani quando mi sembrerà di svegliarmi, che dirò di questa giornata?...
L’aria risuona delle nostre grida. Ma l’abitudine è una grande sordina… 
(Vladimiro in Aspettando Godot di S. Beckett)






C’è vita nel sottoscala del Teatro?
Ogni volta mi ritrovo a desiderare sulla scena ciò che è escluso, separato, archiviato. E a tentare di mettere insieme poesia e polemica, stupore e indignazione. 
Fuori campo è un concerto di voci e di corpi scomparsi da tempo alla vista. Ma anche un gioco sull’oscenità politica cui siamo esposti e sulle sue pratiche intimidatorie. Una riflessione sull’identità di gruppi e individui, sull’Arte teatrale e sulla sua capacità di interpretare il presente.
Sono partito rileggendo le interviste realizzate da Danilo Dolci in Sicilia negli anni ’50 e ’60. Da quello sforzo generoso di comprensione, di indignazione, di rivolta che, in quegli anni, coinvolse tanti in un’idea di liberazione dei diseredati e di cambiamento. Sono poi sceso per strada a Palermo, realizzando una serie di interviste fra immigrati e senza dimora. 
Così ho pensato di far irrompere sulla scena le voci di quell’umanità oggi ignorata dai media e dal discorso politico. Solo la voce: residuo irriducibile di una condizione esistenziale. Epifania delle più profonde cicatrici dell’anima, che parla oltre le ideologie dominanti, fuori dalle mistificanti logiche della comunicazione. 
Solo la voce, fuori campo. Che è ciò che forse rimane ancora in vita. Giacché l’immagine nella sua integrità è scientemente rimossa, sterilizzata, deformata, anche nella coscienza degli stessi protagonisti.  
In scena tre pagliacci in disarmo. Strappati al Teatro. Ridotti a fantocci messi in disparte, senza più una lingua a noi comprensibile. Gettati in un magazzino dove sembrano condannati ad archiviare senza posa sacchi di cui essi stessi ignorano contenuto e senso.
Eppure, a tratti, per un istinto primitivo, si abbandonano ancora al gioco.
Cos’è quello lo stupore che brilla nei loro occhi? 
C’è ancora vita nel sottoscala del Teatro?
Forse, a dispetto dell’omertà diffusa, da qualche parte, fra i corpi spariti alla vista e fra i pagliacci dell’Arte si nasconde la passione, la furia e la gioia di re-inventare ogni cosa. 
 									                                                g.b.










Le registrazioni proposte nello spettacolo sono state effettuate a Palermo presso il campo nomadi della “Favorita”, fra i senza dimora che gravitano nella zona di Piazza Marina, fra gli immigrati sudanesi ospitati presso il Laboratorio Zeta.  Verranno proposte inoltre alcune registrazioni originali di Radio Libera (25 marzo 1970), la prima radio “illegale” d’Italia, che visse solo per 27 ore prima di essere chiusa dalla polizia, da cui Danilo Dolci lanciò uno storico appello sul diritto e la libertà di informazione.














SCARICA DOCUMENTO IN PDF 

Fuori_campo_files/Fuori%20campoxscheda.pdfshapeimage_4_link_0

Progetto vincitore del Premio Tuttoteatro alle Arti Sceniche Dante Cappelletti - VI ed. 2009